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Incidenti Stradali Sempre Drammatica Attualità

Sicurezza stradale: una strage continua sulle strade del mondo

di Carlo Argeni

 

Jean Todt (ex direttore generale della Scuderia Ferrari) è stato nominato dal Segretario delle Nazioni Unite “Inviato Speciale per la sicurezza stradale”

Jean Todt

 Una strage preoccupante. E di questo si tratta, perché sono quasi 1,3 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, muoiono sulle strade.

La mancanza di sicurezza sulle vie di comunicazione è l’ottava causa di mortalità, ha sottolineato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La prima, si pensi, tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Sono oltre 186.000 i bambini che perdono la vita nei sinistri. Cinquecento ogni giorno. Solo a leggere queste numeri c’è da sentirsi male. Eppure è così.

 Stando alle stime delle Nazioni Unite, a meno di un’auspicabile inversione di rotta, nel 2030 si quantificheranno 2 milioni di morti l’anno e 20 milioni di feriti gravi. Un carico di sofferenze indicibile per le famiglie, al quale si somma un costo sociale ed economico altissimo. A fronte di questo, c’è l’impegno di ridurre del 50% il numero degli incidenti stradali entro il 2020. I Paesi, questo va loro riconosciuto, ce la stanno mettendo tutta per assicurare una mobilità sicura e sostenibile. Ma, come dicevamo sopra, la strada da fare (si perdoni il non voluto gioco di parole) è ancora molta. E' necessario, poi, un cambio di paradigma: morti e feriti non sono eventi casuali. Inevitabili. E’ vero il contrario. Individuati i “fattori di rischio” si può intervenire per cercare limitarli. Prendiamo in esame, ad esempio, il “fattore velocità”. Secondo proiezioni della UE, il solo ridurla di 3 km/h consentirebbe di salvare 5/6.000 vite l’anno e prevenire 120/140.000 incidenti. Di contro, se nei centri abitati si eleva da 30 a 50 km/h la velocità consentita aumenta di otto volte il rischio di morte per i pedoni.

Le questioni da analizzare, per tecnici e decisori politici, come si può ben immaginare, sono moltissime. Nel frattempo, si moltiplicano le iniziative, le più diversificate, per tentare di arginare il fenomeno. Di recente, per citarne una delle tante, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha nominato Jean Todt (l'ex direttore generale della Scuderia Ferrari) “Inviato Speciale per la sicurezza stradale”.

“È per me un'enorme responsabilità ma anche una fantastica opportunità - ha dichiarato Todt -. In questi ultimi cinque anni, nella mia veste di Presidente della FIA1, ho fatto della sicurezza stradale una priorità assoluta dell'organizzazione e, al fine di promuovere la sicurezza stradale come una delle sfide più importanti del nostro tempo in materia di salute e di sviluppo, ho attraversato il pianeta per incontrare capi di stato, ministri e rappresentanti di organizzazioni di sviluppo. Durante questi viaggi, sono giunto più volte alla medesima conclusione: per fare una campagna efficace a favore di un cambiamento a livello mondiale, è necessario potersi esprimere da una piattaforma globale. Coordinare la costruzione di tale piattaforma è, a mio avviso, la ragione per la quale è stato creato il ruolo di 'Inviato Speciale'. Questa funzione può essere utilizzata come un catalizzatore per il cambiamento, creare un punto focale per mobilitare la comunità della sicurezza stradale, i leader ed i governi di tutto il mondo a favore di strade e veicoli più sicuri e di norme di guida migliori”.

Tutto giusto, ben sapendo che il garantire una maggiore sicurezza sulle arterie prevede l’impegno di più soggetti e, soprattutto, che gli automobilisti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, adottino stili di guida corretti. Non è solo, infatti, una questione di infrastrutture, di segnaletica e attività di prevenzione e repressione delle violazioni al Codice della Strada. Il tema dell'incidentalità, d'altronde, ha una dimensione globale. Ed è un fenomeno che ha un impatto notevole sul benessere economico delle nazioni. Alcune delle quali registrano, come diretta conseguenza dei sinistri, una flessione del Pil compresa tra l'1 e il 3% ogni anno. Investire nella sicurezza porta, oggettivamente, dei risparmi finanziari. Ma, soprattutto, ci teniamo a sottolinearlo, salva molte vite.

 

Fonte: ANAS S.p.A. Lestradedellinformazione