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Self Driving Cars, Intelligenza Umana e Artificiale a Confronto

Sicurezza stradale, intelligenza umana e artificiale a confronto
 di Carlo Argeni
 
Negli Usa si aprono prospettive interessanti per le auto senza conducenti
Intelligenza umana e intelligenza artificiale a confronto. Un match che vede in campo gli automobilisti, in carne e ossa, e i sistemi di guida gestiti da una tecnologia sempre più sofisticata. Si tratta, quindi, per dirla scherzosamente, di due "intelligentoni" che entrano in competizione sulle strade. Sarà interessante verificare, nel tempo, quale delle due intelligenze porterà a casa i risultati più lusinghieri. Questi discorsi, che appaiono futuribili, in realtà, fanno ormai (quasi) parte della quotidianità. Si pensi, stando alle ultime news, che la legge federale Usa tratterà l'intelligenza artificiale della "Google Car" come un conducente a tutti gli effetti.
 
 
 
La conferma arriva dalla National Highway Safety Administration (Nhsa) interessata dal progetto "driverless". Si robotizza la guida, in pratica, e si aprono ulteriori scenari destinati a modificare l'approccio con la viabilità. "La Nhsa - ha puntualizzato un'agenzia di stampa, riprendendo i contenuti di una nota - interpreterà il termine 'conducente' riferendosi al sistema di guida autonoma e non agli occupanti del veicolo". Una sottolineatura che spalanca le porte al nuovo modo di intendere l'automobile e di concepire la mobilità.
 
Non sono tutte rose e fiori, ovviamente. Problematiche giuridiche a parte, infatti, c'è da registrare che nel tempo i veicoli senza guidatore hanno registrato più di qualche incidente. La proposta di installare volante, acceleratore e freno, a quanto pare, non ha trovato disponibilità di "Big G", che con le "Google car" ha macinato qualcosa come tre milioni di chilometri. La loro presenza, sostengono, potrebbe essere un incentivo a intervenire (interferire) nel sistema di guida. Meglio evitare, affermano.
  
Secondo le statistiche, il 94% degli incidenti sulle strade Usa è addebitabile a un errore umano. La tecnologia potrebbe consentire di contrastare il trend negativo. E' , d’altronde, di quattro miliardi di dollari, spalmati su dieci anni, l'investimento previsto per progetti pilota con "driverless car" e tecnologie V2V (vehicle-to-vechicle). Si delinea una rivoluzione per il settore dell'automotive e, più in generale, per il complesso e variegato sistema dei trasporti. Il possesso dell'automobile sarà, in prospettiva, sempre meno appetibile in quanto si potrà usufruire, magari utilizzando il telefonino, un tablet o un pc, di una connect-car, condivisa o meno, che ci prenderà sotto casa e porterà nel luogo di destinazione. Il tutto, in condizioni di massima sicurezza e affidabilità.
 
 
 
La stessa consegna o ritiro delle merci (sperimentazione dei droni a parte) potrebbe avvenire in questa maniera. Di conseguenza, la progettazione delle infrastrutture dovrà necessariamente adeguarsi all'innovativo sistema di trasporto, delle persone e delle merci. Andranno, poi, rimodellati urbanisticamente gli spazi delle città, finalmente liberate dai serpentoni di macchine parcheggiate ovunque. Benvenuti nelle "Città 3.0", dove luoghi fisici e immateriali si fondono in un unicum, ampliando anche una governance del territorio che potrà/dovrà sfruttare aggiornatissime dashboard (cruscotti informatici) che permettono ai decisori, politici o tecnici, di monitorare l’incessante flusso di dati che arrivano da ogni punto della città.
 
 
Fonte: ANAS SPA lestradedellinformazione