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Massimo Tedeschi

L’ingegnere Massimo Tedeschi, fondatore della rivista leStrade

 

Massimo Tedeschi, torinese, ingegnere civile con studio in “ingegneria e arbitramenti”, come si diceva allora, in Galleria Nazionale, Scala D, nel cuore del capoluogo sabaudo, è stato senza dubbio uno dei personaggi più importanti per il nostro settore, in particolare per la sua instancabile attività di pubblicista e divulgatore di cultura tecnica, in collaborazione con importanti istituzioni dell’epoca (dalla Società degli ingegneri degli architetti di Torino, del cui comitato direttivo fu membro, al Touring Club Italiano di Milano), ma soprattutto attraverso le pagine della sua creatura più amata: la rivista leStrade, da Tedeschi fondata, diretta e finanziata con primo numero pubblicato il 1° gennaio 1898.

 

L’ingegner Tedeschi diresse e animò la rivista per vent’anni, fino al 1919, quando la testata passò proprio al Touring Club Italiano con Tedeschi, in segno di continuità, ancora nella veste di condirettore. Oggi la rivista, che dal 1979 fa parte della famiglia di pubblicazioni tecniche della Casa Editrice la fiaccola di Milano e che fin dalle sue origini ha dimostrato forti affinità tecnico-culturali con l’Associazione mondiale della strada AIPCR, sta per dare alle stampe il suo numero 1500. Segno che la lezione - di innovazione e insieme rigore qualitativo - di Tedeschi e dei suoi successori, evidentemente ha dato buoni frutti.

 Gli anni pioneristici di leStrade sono avvolti da un’aura leggendaria, fatta di passione e lavoro febbrile. La rivista si confezionava nello studio d’ingegneria di Tedeschi e veniva stampata dalla tipolitrografia di Natale Bertolero a Torino. La Galleria Nazionale torinese fu, a tutti gli effetti, una delle culle più importanti della cultura stradale, italiana ma non solo, dato che l’ingegner Tedeschi partecipò da protagonista e portatore di idee nuove ai più importanti congressi stradali del tempo, a partire dal primo Congresso internazionale della strada di Parigi del 1908 che diede vita all’AIPCR.

 Un suo capolavoro, però, fu senza dubbio l’organizzazione - con leStrade in prima fila - della prima Mostra stradale tenuta in Italia, nell’ambito dell’Esposizione universale di Milano del 1906 (prima di allora si segnalano suoi interventi “pro-strada” al Congresso degli Ingegneri Italiani del 1899 e all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900).

 Il padiglione milanese del 1906 faceva davvero toccare con mano tutto lo scibile viario del tempo. Dalle macchine: scoticatrici di massicciate, rulli a vapore, scopatrici, innaffiatrici, compressori a vapore, concasseur (macchina per rompere le pietre), vagli, macchine per la prova dei materiali. Ai materiali: “Pietre provenienti dalle varie cave, pavimenti in legno con tutte le sue varietà di essenze dure e tenere, pavimenti di asfalto in tutte le sue forme uniti a piastrelle grandi e piccole pavimenti in pietra, pavimenti a macadam, ottenuti con la compressione meccanica dei rulli a vapore o coi sistemi comuni, saggi di macadam trattati con catrame, colla vestrumite, con fix e altri simili prodotti per eliminare la polvere”. Né mancarono “campioni dei tipi più moderni ed originali di pavimentazione, come ad esempio quelli in vetro, in sughero e persino in carta”.

 Tedeschi lanciò la sua rivista quando la Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT) doveva ancora vedere la luce (sarebbe avvenuto nel 1899 e leStrade ne avrebbe dato notizia) e in un periodo in cui si iniziava a considerare la bicicletta un mezzo di trasporto, le automobili si contavano sulle dita della mano e la compattazione a vapore (allora si chiamava “cilindratura”) appariva una tecnica rivoluzionaria. “Sono convinto - ha scritto l’ingegner Giuseppe Saronni, editore di leStrade nel volume celebrativo del centenario, “Cento anni di strade”, Casa Editrice La Fiaccola, 1998 - che la scelta dell’ingegner Tedeschi fu una follia d’amore verso il settore viario più che una ponderata azione commerciale. Nel 1898, difatti, si viveva il trionfo assoluto della ferrovia che rappresentava il sistema di trasporto per eccellenza nonché il simbolo stesso del progresso e della tecnica”.

 Nel 1898 - continua l’ingegner Saronni - vigeva la legge Lamarmora che proibiva di realizzare una nuova strada tra due punti del territorio già collegati da una linea ferroviaria, mentre il generale Bava Beccaris, sedando nel sangue i moti di Milano e proclamando lo stato di assedio in tutta la provincia, emanò il divieto di circolazione dei mezzi allora più sovversivi: biciclette, tricicli, tandem e “simili mezzi di locomozione”.

 In questo clima Tedeschi naturalmente andava dritto per la sua strada, scrivendo sul primo numero: “In Italia manca una pubblicazione che si occupi dell’importantissimo ramo che comprende le strade e tutto quanto vi ha di attinenza. Siamo quindi persuasi che la nostra Rivista incontrerà l’approvazione di tutto quanti amministratori e tecnici s’interessano della materia”. Quella pubblicazione - anche grazie ad amministratori e tecnici fortemente interessati alla materia - da quel giorno non sarebbe più mancata, dando il via a una storia lunga, fino ad oggi, ben 116 anni e 1500 numeri.

 

(Lucia Saronni, Direttore Responsabile leStrade, Casa Editrice la fiaccola)